La musica per gli ungheresi ha tutt'oggi un grande significato. Essa è rimasta nel cuore degli ungheresi forse più che l'arte in quello degli italiani.
Ferenc (Franz) Liszt incarna più di altri il mito della musica. Liszt (1811-1886) era in realtà di sangue tedesco ma si dichiarò subito ungherese e tale si sentiva. Per il suo estro e virtuosismo fu venerato dalle corti di tutta Europa, un genio che giocava a fare il divo gettando al suo pubblico i guanti di seta.
Un secolo prima la culla della musica era stata il Castello Eszterhazy a Fertod, la "Versailles ungherese", uno dei più belli esempi di barocco-rococò in stile Luigi XVI. Il Castello Eszterhazy fu costruito nel 1760 dal principe Miklos Esterhazy ed era frequentato spesso da Maria Teresa d'Asburgo che era solita affermare: "Se voglio vedere un'opera decente devo andare a Eszterhaza". In quella reggia, infatti, risuonavano le note di un altro grande compositore, Joseph Haydn, che lì fu maestro di cappella per trent'anni (1761-1790). Lo stesso principe Miklos Esterhazy era musicista. Oggi nella sala concerti si rappresentano le opere liriche di Haydn sulla base dei libretti restaurati. La dimora del musicista è aperta alle visite, mentre nulla, purtroppo, è rimasto del teatro dell'opera di Fertod.
Notevole è anche la tradizione del bel canto lirico che vide il nostro Enrico Caruso calcare le scene, così come numerosi artisti ungheresi apprezzati in tutto il mondo.