Il re del vino, il vino del re

Bacco ha donato all'Ungheria una cultura enologica di tutto rispetto. A rifulgere non è solo la stella del tokaji aszu o szamorodni, un passito che al friulano tokai ha conteso con successo, recentemente, la legittimità del nome. Ottimo da dessert, il tokaji conferma di essere il "re dei vini, il vino dei re" - come fu definito alla corte francese di re Luigi XIV -, prodotto come già nel XVI secolo in una piccolissima regione (5000 ettari di colline) a nord-est del paese, viene quindi imbottigliato e ornato con un'etichetta in cui è riportato il numero di puttonyos, cioè di bigonce, da due a sei.
Ma la fama del tokaji ha finito per oscurare quella dell'harslevelu (fiore di tiglio), che prende il nome da un antico vitigno ungherese di qualità che fornisce vino bianco, così come di altri vini derivati da vitigni locali: juhfark, leanyka, kovidinka, ezerjo, keknyelu. I rossi più rinomati sono kekoporto, kekfrankos, zweigelt, merlot, cabernet sauvignon e kadarka, quest'ultimo probabilmente di origine asiatica. In Ungheria si contano la bellezza di una ventina di regioni vinicole. Le zone considerate di eccellenza sono quelle di Badacsony, a nord del lago Balaton, per i bianchi; di Szekszard e Villany, nel Transdanubio, quest'ultima in particolare per i rossi; e di Eger, dei monti Mátra e del Tokaj-Hegyalja, nel nord del paese, sia per bianchi sia per i rossi. Da Eger provengono un famosissimo rosso, l'egri bikaver (sangue di toro) e un bianco lievemente dolciastro, l'egri leanyka (fanciulla di Eger).